mercoledì 17 marzo 2010

INTERESSANTE ANNOTAZIONE

If you always live with those who are lame,
you will learn to limp.

lunedì 1 marzo 2010

La tradizione del dono

Non ho tempo che per appuntare un pensiero che mi ha "colpito" mentre affrontavo un testo di Girard René, La pietra dello scandalo, edito da Adelphi: nel primo saggio viene analizzato il "rito" dello scambio dei doni nella società moderna e le eventuali conseguenze che esso comporta.
Come ogni rito esso ha certamente il fine di consolidare i legami sociali, contribuendo nello stesso tempo al buon andamento degli affari. [...] La prova che quello del regalo è un autentico rito ci viene data dalle regole ferree che lo governano. Tali regole esigono un tatto straordinario nell' esecuzione, per la buona ragioneì che sono in fine dei conti contraddittorie.
Esse cercano di conciliare l'imperativo della reciprocità e dell'ugualianza con l'imperativo della differenza, che non è meno essenziale.
I grandi imperativi del dono definiti da Mauss sono sempre presenti nel regalo contemporaneo: dare-ricevere-rendere. Se uno dei due regali ha un costo maggiore dell'altro, la parte sfavorita non osa manifestare il suo disappunto, ma questo non fa che aggravarlo. La parte favorita, a sua volta, non è più contenta e si domanda se il valoresuperiore del regalo ricevuto non costituisca una critica indiretta da parte di chi l'ha donato. Ci si sente sospettati di tirchieria. Se la differenza tra i regali riflette una forte disugualianza economica tra le persone che se li scambiano, il risultato sarà acnora peggiore. Lungi dall'essere soddisfatta, la parte economicamente più svantaggiata sarà divorata dalrisentimento. Avrà l'impressione che la si sia voluta umiliare.

Questo, nella maggior parte dei casi risulta essere vero, a partire dalle società arcaiche, dotate di una gerarchia sociale, che differenzia li strati a seconda del potere e della proprietà. Vi è quindi una valutazione del dono in termini quantitativi.
Ma quello che mi ha sconvolto è stata quindi l'assoluta originalità di una manciata di versi del Vangelo, in cui questa differenziazione viene invertita e rapportata alla possibilità dell'offerente, sempre nell'ottica di Gesù. La parte che riceve è Dio, metaforicamente il tempio e la casta sacerdotale che si occupa dell'esercizio dei riti sacri, gli offerenti sono diversi, dai ricchi mercanti sino a una povera vedova. Le vedove, sin dall'antico testamento sono tra i gruppi sociali più a rischio nella società ebraica. Non a caso più volte il buon praticante viene chiamato a soccorrerle e a servirle nel nome di Dio, tuttavia nella prassi vengono emarginate dai più, forse come categoria non produttiva. Eppure leggete il Vangelo di Marco capitolo 12, vv. 41 e ss.:
Sedutosi di fronte alla cassa delle offerte, Gesù guardava come la gente metteva denaro nella cassa; molti ricchi ne mettevano assai. Venuta una povera vedova, vi mise due spiccioli che fanno un quarto di soldo. Gesù, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico che questa povera vedova ha messo nella cassa delle offerte più di tutti gli altri: poiché tutti vi hanno gettato del loro superfluo, ma lei, nella sua povertà, vi ha messo tutto ciò che possedeva, tutto quanto aveva per vivere.

Si tratta di un appunto, non di una tesi da dimostrare, ma volevo raffrontare i due modelli di valutazione nella rito del dono.

martedì 16 febbraio 2010

Società


In questo istante sono in una biblioteca e... leggo. Studio. Sto preparando l'esame di sociologia dei processi culturali, una disciplina davvero interessante che si occupa del trattare e analizzare le interrelazioni che si instaurano tra i sistemi sociali e la cultura collettiva.
Mentre analizzavo il concetto di devianza all'interno di un sistema, e di come questa consuetudine di non conformità ai modelli di comportamento possa talvolta essere interpretata come "innovatrice" e costruttiva ecco cosa mi è balzato all'occhio: devianza!

mercoledì 6 gennaio 2010

Il Castello

Bosnia Herzegovina,
un pomeriggio come tanti, che trascorre nella pioggia... qui ogni persona ritrova se stessa. Ritrova Dio. Ritrova la pace con tutto e tutti.
Tra le mura di questo castello, costruito in un luogo lontano, eppure vicino, innalzato dove esiste solo pietra e silenzio e vento.
Qui le parole mancano, rimane solo letizia: il piacere che lascia l'alba di un nuovo giorno e la stanchezza che lascia il tramonto alla fine di questo, dopo il lavoro nei campi.
Medjugorie

lunedì 5 ottobre 2009

Scegliere

Forte ergo sicut de ventre cibus ruminando,
sic ista de memoria recordando proferuntur

Alcune ruminazioni sulle scelte:

La scelta è nostra compagna di vita: assidua e dalle numerose frequentazioni.
Scegliere è la manifestazione dell'individualità.

Odiare è amare, ma al contrario:
erama.
Odiare e amare sono scelte assolute, poiché amore e odio sono incondizionati: in questo senso il vero amore dura non più di un istante, cosìccome il vero odio.
Nel momento stesso in cui ulteriori macchinazioni e ragionamenti subentrano nel razionalizzare e confinare gli assoluti, essi perdono necessariamente del loro incondizionato vigore.

Ogni scelta è assolutamente soggettiva, sebbene possa essere condizionata dall'esterno.
Ad esempio, fortuna e sfortuna esistono come condizioni indipendenti dalla propria volontà e dalla propria coscienza (rientrando nella dimensione dell'imprevedibile o, meglio ancora, del non facilmente prevedibile). Sono condizioni che infieriscono sulle nostre scelte, pur non essendone nè l'origine, nè tanto meno la finalità.

domenica 23 agosto 2009

Il decesso

In una delle notti afose di fine agosto.
Da un capo della città, dove impazzava la festa, gli schiamazzi allegri dei giovani arrivavano sino al capezzale dell'anziana, all'altro capo della matassa urbana.
Che curiosa accozzaglia di contrari, la vita. Bizzarra fino all'utlimo.
Mentre a Verona gli amici gioivano, io rassicuravo la mia prozia in una ultra tecnologica sala dell'ospedale di San Bonifacio. E lei ,col volto contratto, tutta tremante balbettava:
"Guarda come sono ridotta... voglio morire a casa mia".
Io non volevo credere alle sue parole: del resto non si vuole, non si riesce a pensare al vuoto... alla Morte e nemmeno la riconosciamo, persino quando la incrociamo per strada.
Era cosi piccola, la zia, in quel lettino di ospedale, così inerme. Cosa potevo fare, se non accarezzarla e rassicurarla, dicendole che sarebbe passato tutto?
Ma le mie stupide parole non reggevano la pienezza di quello sguardo, che di quattro chiacchiere non se ne fa più nulla... C'era la sua consapevolezza di morte contro la mia superficiale bonarietà.
Per almeno tre volte ha cercato di alzarsi dal letto... con dignità, e per tre volte l'ho riaccomodata sotto le lenzuola:
"voglio morire a casa!".
93 anni si spengono in un istante.
Quanto non ci siamo detti... quanto tempo è trascorso dall'ultima volta che la vidi, forse un anno?
Tutto quello che rimane sono frammenti di ricordi, e potrei raccontarli per sperare di non dimenticare quel poco che mi rimane, potrei scriverli.
Senza presagire nulla, sono uscito con mio padre dall'ospedale, ho bevuto al bar Centrale un acqua Tonica, quella dal sapore amaro. Erano le 1 del mattino e attendevamo la diagnosi del cardiologo. Tutto a un tratto mi ricordai che la prima acqua tonica, col suo sapore amaro, rinfrescante e unico l'avevo bevuta molto tempo fa, in una località balneare nelle Marche: a quel tavolino di un piccolo chiosco sulla spiaggia sedevano un biondo bambino di 7 anni, le sue due zie e la nonna. Quanto era amara e dissetante allo stesso tempo quell'acqua tonica. Quel bambino rideva. Ora quel bambino piange.
In una notte afosa di fine agosto si è spenta Emma. Chiedeva di morire a casa sua, ma io, inpotente essere di carne e sangue, non sono riuscito ad esaudire nemmeno il suo ultimo desiderio.

martedì 10 marzo 2009

Nostos

La mia prua solca nuovamente l'oceano della cultura.
Finalmente un nume benevolo mi concede lucidità.

«Quel che insegna Google è che c'è oggi una parte enorme di umani per la quale, ogni giorno, il sapere che conta è quello in grado di entrare in sequenza con gli altri saperi». Alessandro Baricco, I barbari, Feltrinelli